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Domenica scorsa, nella magnifica cornice del Laghetto delle Danze, all’interno del complesso monumentale del Vittoriale, si è tenuto l’ultimo dei tre concerti della rassegna “Oltre” previsti dalla sapiente regia di Viola Costa, l’instancabile Direttrice Artistica del prestigioso Festival Tener-a-mente.

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Dopo il jazz rarefatto del duo islandese di Skúli Sverrisson e Óskar Guðjónsson (servizio fotografico),

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a cui è seguito il piano preparato del pianista tedesco Hauschka (servizio fotografico),

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è stata la volta dell’artista newyorkese naturalizzato brasiliano Arto Lindsay.

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Quest’ultimo concerto è stato un evento totalmente estraneo a qualunque mia precedente esperienza musicale. Ho vissuto qualcosa di completamente nuovo che nella sua originalità ed unicità mi ha profondamente colpito.
Non essendo un esperto di musica non mi permetto di fare valutazioni di merito ma più semplicemente desidero condividere i pensieri che questa esperienza da spettatore mi ha evocato. D’altro canto ritengo che l’arte moderna non abbia bisogno di interpreti ma richieda la disponibilità a mettersi in gioco, sia come autori che come spettatori. Ed in questo gioco ognuno può trasmettere e ricevere le emozioni di cui è capace, individuando un senso soggettivo che non può avere alcuna pretesa di diventare assoluto od oggettivo.

Non conoscendo Arto Lindsay mi ero preparato ascoltando il suo ultimo album “Encyclopedia of Arto”. Già mi ero reso conto di trovarmi di fronte ad un artista che produce una musica molto distante dalle mie usuali abitudini di ascolto. Ma come sempre, l’esperienza “dal vivo” è qualcosa di molto più completo e totalizzante dell’ascolto di una registrazione.

L’uomo non è più giovane ed ha l’aria di una persona mite e semplice. Porta con se una vecchia chitarra elettrica di color azzurro a 12 corde che sicuramente ha usato molto e che sembra quasi una sua naturale appendice.

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Con lo strumento produce una serie disordinata e destrutturata di rumori elettronici che per la maggior parte mi paiono sgradevoli ed ai quali si sovrappone in modo totalmente decorrelato un canto che sembra seguire un proprio spartito e che spesso è privo di armonia o melodia. Le sue canzoni iniziano e finiscono in modo secco ed inatteso cosicché ti lasciano in sospeso a chiederti cos’hai ascoltato.

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Se volete farvi un’idea di quanto vi sto raccontando, provate ad ascoltare la seguente registrazione dal vivo. E’ per molti versi simile all’esibizione alla quale ho avuto la fortuna di assistere.

Alla fine del concerto mi sono chiesto molto semplicemente che senso avesse tutto questo. Non già se il concerto mi fosse o meno piaciuto, giacché ritengo che le iperinflazionate categorie dei social network non si addicano a questo genere di performance artistiche, ma piuttosto cosa mi aveva lasciato questa originalissima esperienza di ascolto.

Innanzitutto mi ha colpito l’uomo Arto Lindsay. Un uomo di una certa età che sale su un palcoscenico producendo una musica che non ha nulla di “bello”, secondo i canoni comunemente condivisi, è un uomo che ha il coraggio di essere se stesso di fronte a chicchessia, senza temere in alcun modo il giudizio degli altri e senza cercare di compiacere. Quindi ha la forza di sopportare l’incomprensione ed il coraggio di accettare il rifiuto di chi non lo accetta per quello che è. Sono convinto che questa robustezza la si guadagni vivendo intensamente la propria vita ed avendo accumulato un po’ di anni. Non è cosa da giovani.

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Fare una musica così fuori dagli schemi usuali richiede poi una grande presenza di spirito. Nel momento in cui l’artista produce la sua musica deve essere completamente presente. Non può permettersi di inserire una sorta di pilota automatico che lo porta a ripetere mnemonicamente gesti e partiture che ben conosce, adagiandosi sulla sua capacità tecnica. L’improvvisazione così sofisticata e fuori dagli schemi richiede totale partecipazione dell’artista e se lo spettatore coglie il momento irripetibile a cui sta assistendo, potrà nascere quel magico flusso di emozioni che dall’artista va verso lo spettatore e da quest’ultimo viene riverberato nuovamente verso l’artista in una sorta di risonanza emotiva.

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Vi è vicinanza tra questo modo di fare musica e la fotografia? Credo di si. E proprio in questa vicinanza ho trovato il mio senso del concerto di Arto Lindsay. La musica “sbagliata” che ho ascoltato ha richiamato alla mia memoria le foto “sbagliate” del cui fascino vi raccontavo nel mio precedente blog.
Questi frutti imperfetti di arti perfette raccontano di noi molto più di quei frustranti tentativi di rincorrere la perfezione. Sia ben chiaro: ognuno è libero di creare arte come meglio ritiene; ci mancherebbe! Ciò che voglio dire è che non bisogna temere di mettere in mostra anche il nostro lato oscuro perchè spesso questo è molto più vero e genuino del lato pubblico.

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Uno come Arto Lindsay, che se ne frega se ti piace o meno la sua musica, se lo consideri un genio o un folle e che riesce a stare su un palcoscenico senza nessuna delle protezioni che i canoni della cultura consolidata possono offrirgli, per me è un grande uomo da ascoltare.

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L’intero servizio fotografico sul suo concerto è raccolto nella mia pagina di questo sito a cui vi rimando per una completa visione.

Sabato 11 luglio alle ore 18 c’è stata l’inaugurazione a Sirmione della mostra di fotografia del Maestro Vittorio Storaro dal titolo Scrivere con la luce. Doppie Impressioni tra fotografia e cinematografia.

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Il Maestro Storaro, grande direttore della fotografia o, meglio, come ama definirsi Cinematographer, ha ricevuto numerosi Riconoscimenti e Premi Internazionali tra cui tre Premi OSCAR, conferiti dall’Accademia delle Arti e delle Scienze Cinematografiche di Los Angeles, per i Film: “APOCALYPSE NOW” diretto da Francis Coppola, “REDS” diretto da Warren Beatty, “THE LAST EMPEROR” diretto da Bernardo Bertolucci.

E’ stato un piacere seguirlo passo a passo nella presentazione dei suoi lavori in esposizione, affabile e disponibile a rispondere alle domande del pubblico, intervenuto numeroso all’evento.

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La mostra, a ingresso libero, è organizzata dal Comune di Sirmione con il locale Consorzio Albergatori e Ristoratori e l’Associazione Commercianti e resterà aperta fino al 4 ottobre (tutti i giorni escluso il lunedì, orario 10.30-12.30 e 16.30-19, mentre nelle giornate di venerdì e sabato la chiusura è posticipata alle 22).

L’esposizione pone a confronto una selezione di oltre cento immagini del Maestro, frutto di una ricerca che sintetizza l’intera carriera di Storaro. Le immagini sono tratte dai più celebri lavori del Maestro e sono realizzate «in doppia impressione» direttamente durante la fase di scatto, costituendo un coinvolgente viaggio tra fotografia e cinematografia. Esse bene illustrano il percorso artistico di Storaro che sin dagli inizi si concentra sulla LUCE, sulle sue possibilità di Scrittura, sul suo valore di Dialogo tra gli elementi contrastanti che la compongono, per passare successivamente ad esplorare dall’interno la Luce stessa, scoprendone le valenze espressive dello spettro cromatico, i COLORI che la compongono, dedicandosi infine allo studio degli ELEMENTI fondamentali della vita ed alla loro possibile rappresentazione visiva.

Grande cura è stata dedicata all’allestimento della mostra che ha progettato insieme con la figlia Francesca, architetto e light designer; sono stati infatti utilizzati degli innovativi cavalletti, denominati “i visionari”, che includono una luce posizionata in basso che produce una’illuminazione diffusa dell’opera per ottimizzarne la visione da parte dei visitatori.

L’occasione è stata propizia per acquistare la trilogia del grande Maestro “Storaro, Scrivere con la Luce, i Colori, gli Elementi” (Aurea by Mondadori Electa, 2010), ovviamente con dedica ed autografo, che oltre ad essere testo di studio personale, farà anche bella mostra di se nella mia piccola biblioteca casalinga di libri d’arte.

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L’appuntamento è per ottobre, quando il Maestro terrà un atteso workshop di fotografia a Sirmione. Stay tuned!

Fotografare per me è divertimento, riflessione, scoperta, memoria, emozione.

Mi piace fotografare gli spettacoli, non tanto e non solo per immortalare chi si esibisce sul palco, quanto piuttosto per cogliere e trasmettere quell’atmosfera che spesso si crea durante un’esibizione. Mi emoziona la magia che gli artisti sanno creare nello spettatore, con la loro arte fatta di repliche messe in scena ogni volta con la stessa intensità, come se fosse ancora la prima volta.

Ci sono inoltre luoghi che più di altri potenziano questa magia ed uno di questi è certamente l’Anfiteatro del Vittoriale.

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Seguo da tempo il Festival Tener-A-Mente che da qualche anno, sotto la sapiente direzione artistica di Viola Costa, propone nel periodo estivo un ricco cartellone di spettacoli di alto livello artistico, che trova un grande consenso di pubblico, non solo italiano.

Le proposte dell’edizione 2015 sono presentate nella cartolina allegata che è illustrata con la mia immagine dell’anfiteatro.

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Oltre alla magnifica scenografia dell’anfiteatro, al Vittoriale c’è un altro spazio, più raccolto e più adatto ad esibizioni che richiedono uno spazio più intimo; mi riferisco al Laghetto delle Danze. Qui si vive l’incantesimo di un incontro ravvicinato con gli artisti che si esibiscono in una meravigliosa scenografia creata dal genio dannunziano nei giardini del Vittoriale.

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Al Laghetto delle Danze si tengono i monologhi teatrali che negli anni passati hanno visto recitare i testi di D’Annunzio attori del calibro di Filippo Timi e Alessandro Haber. Quest’anno la direzione artistica del Festival ha voluto ospitare in questo spazio una sezione a parte denominata “Tener-a-mente Oltre”, per dare spazio a musicisti eccellenti del panorama internazionale che si muovono in zone musicali difficilmente identificabili, etichettabili con la fissità di un genere. Per molti di loro, dovendo scegliere, probabilmente si userebbe la parola “jazz”, secondo la regola: “Se non sai cos’è, allora è jazz”.

Le proposte sono presentate nella cartolina allegata che è illustrata con la mia immagine di Haber che recita al Laghetto delle Danze.

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Il Festival ha tutta l’attenzione che merita della stampa nazionale. Cito, tra le tante, la pagina che l’inserto “Io Donna” del Corriere della Sera, nell’edizione del 26 giugno 2015, ha voluto dedicare al Festival, con la mia fotografia a piena pagina dell’anfiteatro gremito di gente con tanto di accredito dell’autore.

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Ieri sera è iniziata l’edizione 2015 del Festival  con il concerto di Paolo Conte. Un grande evento per un grande cantautore, raffinato e profondo. Potete visionare le mie immagini dello spettacolo nella Gallery di questo sito dedicata ai Festival Tener-A-Mente all’indirizzo http://www.maurizioandreola.it/paolo-conte-2015/.

Per maggiori informazioni sugli spettacoli in cartellone quest’anno consultate il sito del festival all’indirizzo http://www.anfiteatrodelvittoriale.it/it/cartellone.