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Attentati_Parigi_13nov2015

Ho il cuore gonfio di tristezza per i caduti dei recenti folli attentati terroristici che a Parigi, a Beirut ed in molte altre parti del mondo mietono vittime innocenti sull’altare di un totalitarismo folle ed ideologico che vuole uccidere la libertà e non ha alcun rispetto ne per l’uomo ne per Dio.
Provo sdegno e non voglio abbassare la testa!

Lontano dalle mille inutili polemiche di queste ore, vorrei condividere una bella e famosa poesia con chi ha la gentilezza di leggermi.
E’ un regalo molto gradito che ho ricevuto per il mio odierno compleanno.

Vi racconto dunque la storia del poeta inglese William Ernest Henley (1849-1903).
William, figlio di un libraio, era il maggiore di 6 fratelli ed all’età di 12 anni si ammalò gravemente di tubercolosi che lo colpì alle ossa. A seguito di ciò e per permettergli di vivere, all’età di 20 anni subì l’amputazione della parte inferiore della gamba sinistra.
William, dotato di una grande forza d’animo, non si scoraggiò mai ed affrontò la malattia che non gli dava tregua; studiò ed intrapprese poi la carriera di giornalista.
L’amico e scrittore scozzese R.L. Stevenson si ispirò alla sua figura per il personaggio del pirata Long John Silver ne L’isola del tesoro.

Nel 1875, mentre si trovava nel suo letto d’ospedale, William scrisse la sua poesia più celebre, Invictus.

(EN)

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

(IT)

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l’Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Questa bellissima poesia fu di conforto per Nelson Madela negli anni della sua lunga prigionia nelle carceri sudafricane durante il regime dell’apartheid.
C’è una bellissima sequenza del film Invictus del 2009, diretto da Clint Eastwood ed interpretato da Morgan Freedman e Matt Damon, in cui la poesia viene recitata in modo magistrale. La potete trovare a questo link https://youtu.be/O0xQmUOCf9Y.

Questi giganti dell’umanità sono per me fonte d’ispirazione ed il loro esempio mi aiuta ad affrontare le fatiche di ogni giorno ed è di sprone per proseguire indomito il mio cammino, ovunque esso mi conduca.

Con questo spirito dedico a tutte le persone che mi vogliono bene e mi sono state e mi sono vicine un mio piccolo componimento dal titolo La collina.

Credevo di aver scalato una montagna,
invece, mi sono ritrovato su una collina.

Arrivare fin qui mi è costato tempo e fatica.
Ripido ed accidentato è stato il sentiero,
non ritto il mio incerto incedere.

Sulla sommità ho cercato ristoro.
Mi guardo intorno spaesato.
Solo altre colline mi circondano!

Ma, si riaccende la speranza,
scorgo in lontananza alte vette!
Là vorrei andare!

Suvvia dunque, alzati,
raccogli le tue cose.
Non indugiare!

E’ ora di riprendere il cammino.

Nell’ultimo tratto del mio viaggio,
la luce del meriggio autunnale,
calda e ricca di sfumature,
mi accompagnerà alla meta,
qualunque essa sia.

L’inverno si avvicina,
ma non lo temo.
Troverò un rifugio che mi accolga.

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